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Certificati di previdenza sociale, i chiarimenti della Corte di Giustizia dell’Unione Europea

da curia.europa.eu

08/02/2018

È stata pubblicata una nuova sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE) in tema di distacchi transnazionali, ponendo un ulteriore tassello a livello comunitario nella lotta ai comportamenti illeciti.

Nella causa C‑359/16 la Corte di cassazione belga ha chiesto se un certificato di previdenza sociale (il precedente modello E 101 rilasciato ai sensi del regolamento n. 574/72 e applicabile prima della sua abolizione avvenuta con il regolamento n. 987/2009), "possa essere annullato o ignorato da un giudice diverso da quello dello Stato membro di provenienza, qualora i fatti sottoposti al suo giudizio consentano di stabilire che il certificato è stato ottenuto o invocato in modo fraudolento".

La CGUE afferma come ciò sia di fatto possibile nei limiti del principio di leale collaborazione. Difatti, deve essere interessato il Paese dove sono stati emessi i certificati se sono stati rilevati, durante l'attività ispettiva, elementi concreti che suggeriscono come siano stati ottenuti in modo fraudolento. Lo Stato da dove provengono i lavoratori distaccati dovrà  "riesaminare, sulla scorta di tali elementi, la correttezza del rilascio dei suddetti certificati e, eventualmente, revocarli". La Corte aggiunge che in caso di mancata risposta entro un termine ragionevole, gli elementi oggetto della contestazione potranno essere, comunque, invocati nell'ambito di un procedimento giudiziario, in modo che il giudice dello Stato membro dove prestano la loro attività i lavoratori distaccati ignori i certificati, privandoli quindi di qualsiasi valenza probatoria se, sulla base di detti elementi e in osservanza delle garanzie inerenti al diritto a un equo processo, constati l'esistenza di una tale frode.

È possibile consultare il testo integrale della sentenza qui.